Una Repubblica…

EuroUNA REPUBBLICA

fondata… sul clientelismo

     Gli scandali che emergono sono solo la punta di un iceberg, corruzione, nepotismo e clientelismo sono diffusi a tutti i livelli, dal Nord al sud dove raggiungono livelli sudamericani. Basta guardare a che cosa è successo a Milano per l’expo 2015 o lo scandalo Mose a Venezia. Ecco cosa ha scritto Giorgio Bocca sull’Espresso: “Non c’è opera pubblica che non si trasformi subito in un pubblico ladrocinio. I cantieri dell’alta velocità ferroviaria hanno visto quadruplicare, quintuplicare i costi in pochi mesi. Ma cosa ci si poteva aspettare di diverso affidandola a costruttori sotto falso nome?” I nostri politici sono i più ipocriti del mondo: in televisione promettono “pulizia”, ma son i primi a lucrare su tutto. Non solo, ma ormai si è legalizzato le tangenti che oggi si chiamano consulenze.

Nel nostro paese fenomeni come clientelismo e corruzione sono endemici come la malaria in certe zone dell’Africa. Non fanno nemmeno più notizia, la gente dà ormai per scontato che chi va al potere “va per sistemare i suoi affari” e “cerca di piazzare i suoi”. Non solo, ma gli scandali, anche se scoperti, quasi mai stroncano la carriera di un politico. Ciò ci dà un’idea di quanto ormai il sistema sia marcio.

Il 25/6/2009 la corte dei Conti lanciò l’allarme: la corruzione nella pubblica amministrazione ci costa circa 60 miliardi di euro all’anno! Ma è stato un appello inascoltato, oggi come prima si continua a rubare a tutti i livelli, negli enti locali, poi, ormai si sono adottati metodi mafiosi clientelari.

Raccomandazioni in cambio di voti, in gergo voto di scambio, è un fenomeno così diffuso, che è lecito chiedersi se sia mai successo che qualche politico nel nostro paese, sia stato eletto senza avere fatto almeno un piacere a qualcuno.

Il clientelismo si è ormai esteso anche ai settori privati; nessun sindaco ti concede il permesso di aprire un supermercato, se non qualche suo “amico”. La meritocrazia non esiste, si va avanti solo per clientelismo e per “puttanesimo”. È uno dei motivi per cui sono arrivate tante belle donne in Parlamento. Oggi per diventare primario in un reparto ospedaliero non serve essere un bravo chirurgo o un luminare della medicina, basta essere “amico” dell’assessore alla sanità. È così in tutti i campi, spesso ci vogliono le raccomandazioni anche per un posto all’ospedale, perché i centri di eccellenza sono pieni.

Senza andare per le lunghe, la nuda realtà è questa:

In Italia c’è bisogno di una raccomandazione per tutte le cose!

Prima di tutto per un posto di lavoro, il bene primario, ormai un miraggio per tanti italiani. Parliamo dei posti buoni, non di quelli pagati con meno di 1.000 euro al mese, 12 ore al giorno.

Ma c’è bisogno anche di raccomandazioni per avere il trasferimento in una sede vicino a casa, per avere una promozione, per avere la casa popolare, per superare l’esame di Stato con un punteggio alto, per superare un esame all’università o per ottenere un buon punteggio alla tesi di laurea … persino per avere una nicchia al cimitero, perché non di rado non se ne costruiscono abbastanza e non ce n’è per tutti. L’ultimo filone sono i parcheggi per gli handicappati.

GLI ENTI LOCALI

Sono il regno delle raccomandazioni e del voto di scambio. Come si fa ad entrare nel corpo dei Vigili Urbani? Ad essere assunti come impiegati al comune?

I concorsi locali, infatti, sono la cosa più scandalosa in Italia, quelli che hanno consentito che in alcune sedi universitarie, come Bari, 5 famiglie occupassero ben 23 cattedre!

Il comune di Catania, nonostante fosse sull’orlo del fallimento e con un debito che sfiorava 1 miliardo di euro, ha dato per la festa di S. Agata ben 550.000 euro (Report 2.008 su Rai3). I lavori venivano dati spesso in appalto senza indire una regolare gara. Sono state perfino svolte finte gare di appalto per opere che non sono state mai fatte. Sempre nel comune di Catania con promozioni verticali tutti gli uscieri diventavano tecnici informatici, 500 vigili urbani sono stati promossi ispettori e così non è rimasto nessuno da mandare in strada. Sono stati assegnati ben 6.000 consulenze esterne e per premiarsi di aver portato il comune sull’orlo del fallimento, la giunta comunale, sempre nel 2006, ha distribuito € 2 milioni di premio per gli obiettivi raggiunti.

Non si contano, poi, le opere pubbliche rimaste incompiute, quelle inutilizzate dopo essere state finite e le cattedrali nel deserto, come parcheggi, costati milioni di euro che non sono mai serviti a nessuno.

LE SOCIETÀ MISTE

Sono le macchine clientelari del XXI° secolo, l’invenzione della democrazia clientelare, infatti, sono state create: 1 – legalizzare il clientelismo, infatti sono libere di assumere senza concorsi. Quindi posti di lavoro dati in cambio di voti. 2 – Per tenere, data la precarietà del posto, il dipendente, appunto “dipendente” per tutta la vita dal “suo” padrino politico. 3 – Per lucrare sui servizi, facendo pagare bollette più salate, senza il rischio di finire sottoinchiesta.

LA PIENA OCCUPAZIONE.

I politici dicono che vogliono promuovere lo sviluppo economico e l’occupazione, in realtà nessuno vuole la piena occupazione, situazione che nel nostro paese abbiamo visto solo negli anni ’70. La piena occupazione uccide il clientelismo, perché quando si trova lavoro, nessuno va più a bussare dai politici, a leccare i piedi e a prostituirsi con la speranza di ottenere un posto per sé o per un figlio.

Da noi, a un certo punto, il buon andamento dell’economia e il decremento demografico della popolazione, avevano fatto diventare facile trovare un lavoro. Un vero attentato per la democrazia clientelare. Se nessuno aveva bisogno del posto o di favori, saltava tutto il sistema.

I nostri politici hanno trovato subito il rimedio:

Aprire le frontiere e far entrare milioni di disperati dal terzo mondo. Il che è stato fatto anche per un altro motivo: per abbassare i salari. La cattiva gestione della politica economica, poi, ha fatto il resto. Si è subito ripristinata la situazione ideale per la democrazia clientelare: ottenere un buon posto di lavoro diventava molto difficile, ecco che la gente doveva tornare a fare la fila nelle segreterie politiche, doveva tornare a chiedere, ad implorare …. offrendo in cambio il suo voto.

Questa volta, però, la tecnica clientelare è stata perfezionata. Nella prima Repubblica quando una persona prendeva il posto, era definitivo, quindi non aveva più bisogno di andare a leccare i piedi. Il suo padrino politico ne perdeva il controllo e ciò non doveva succedere. Allora si sono inventati i contratti a termine, il lavoro precario … oggi così le persone restano legate a vita al padrino politico (che ne diventa, paradossalmente, anche il benefattore). È il trionfo del clientelismo sulla meritocrazia!

IMPUNITÀ PER I CORROTTI.

Nel 2008 un’intera puntata della trasmissione Report su RAI 3 ha messo in evidenza che nel nostro paese gli impiegati o i dirigenti statali corrotti, anche se vengono scoperti, raramente vengono licenziati. L’unico strumento, infatti, attualmente per punire le persone finite sotto inchiesta, è la sospensione cautelare, ma non viene applicata quasi mai perché nel caso in cui la persona indiziata viene assolta, poi in giudizio, il dirigente che l’ha sospesa, deve pagare le spese di persona.

Non solo, ma quasi sempre dopo il processo e il licenziamento, gli impiegati sospesi sono tornati a lavorare, al massimo sono stati trasferiti ad altri incarichi. Lo stato, in effetti, riesce a licenziare solo il 2% (da Focus 2008) dei dipendenti pubblici condannati in via definitiva per reati legati alla pubblica amministrazione (corruzione, peculato e concussione). Non di rado li ritroviamo in altri incarichi, spesso superiori. Come pure tornano quasi sempre a candidarsi e alla carriera politica.

Un caso eclatante: l’ex ministro De Lorenzo, incappato alcuni anni fa in uno scandalo, per cui fu condannato a ben 5 anni di reclusione, tornò a insegnare per anni all’Università di Napoli.

Tutte le persone arrestate per tangentopoli negli anni 80, dopo 6 anni ne rimanevano in prigione solo 3 o 4. Per non parlare di indulti e di condoni. L’ultimo è stato quello del governo Prodi (ma anche quello di Renzi ha fatto una cosa del genere), per svuotare le carceri ha riempito le strade di delinquenti.

D’altronde che cosa si può sperare da una classe politica, di cui ben 100 parlamentari, benché inquisiti da un tribunale, sono ancora al loro posto.   Ma andiamo con ordine. Vediamo brevemente la situazione:

LA MERITOCRAZIA. I meriti sono solo al terzo o quarto posto nel determinare il successo di una persona, contano di più le amicizie, i parenti influenti, le raccomandazioni ecc. e per le donne, poi, esiste l’arma della seduzione: che spesso apre tutte le porte. Persino in Parlamento c’è qualche caso di donne il cui unico merito è stato di quello di essere stata l’amante di un politico famoso.

Un paese così finisce per essere governato da gente poco professionale, che ha l’unico merito di avere le aderenze politiche giuste. Ed ecco che abbiamo nella pubblica amministrazione, dirigenti incapaci e corrotti, presidi delle scuole che non capiscono niente, direttori di servizi che non sanno far funzionare i loro uffici ecc..

Un paese così non è competitivo sui mercati mondiali e farebbe meglio a non sposare tesi liberiste, perché non è in grado di reggere la concorrenza internazionale o di avere una moneta forte come l’euro. Per carità, non mancano neanche nel pubblico impiego le persone capaci e i dirigenti in gamba, ma spesso è più un caso fortuito, che il risultato di una scelta deliberata.

COSA SI PUÒ FARE?

C’è una sorte di rassegnazione in giro. Ormai clientelismo e corruzione sono considerati mali endemici, contro cui si può fare ben poco. Come pure è ritenuto normale che un politico che va al potere approfitti della sua posizione per sistemare i suoi “amici”. Colpa di 60 anni di democrazia clientelare.

Invece, non è vero che non si può fare niente!    Che bisogna affidarsi solo alla magistratura.

Ecco che cosa si può fare:

1 – Regole chiare ed intelligenti per appaltare le opere pubbliche.

“Il migliore modo di evitare le tangenti è di renderle inutili – è scritto nel volume “La scienza politica”, una lettura che raccomandiamo a tutti – Se, ad esempio, prese le opportune precauzioni, è l’impresa che offre il prezzo più basso a vincere l’appalto di un’opera pubblica, non serve a niente ricorrere ai servizi di un padrino politico e crolla tutto il castello clientelare”.

Nello stesso volume si indicano alcune delle regole che bisognerebbe seguire per combattere la corruzione:

a – Non consentire il subappalto, tranne per lavori che richiedono una certa specializzazione, ad esempio il trasporto del materiale o i sistemi idraulici.

b – Declassare tutte le imprese che non consegnano i lavori nei tempi prescritti dal contratto o non li eseguono bene, con successiva esclusione da ulteriori appalti.

c – Limitare le varianti in corso d’opera. Sono uno dei sistemi più usati per far lievitare i costi e lucrarci sopra.

d – Il controllore diverso dal controllato, in altre parole non si può nominare direttore dei lavori una persona imparentata con il presidente dell’impresa che sta facendo i lavori. Ma spesso in Italia è proprio ciò che succede.

Ci fermiamo qui, diciamo solo che se vengono stabilite regole precise per gli appalti pubblici, la corruzione può essere ridotta ai minimi termini.

2 – La trasparenza.

La corruzione comunque si combatte soprattutto con la trasparenza. In Germania e in altri paesi del nord Europa si sa tutto dei politici: quanto guadagnano e che fanno.

Come pure ogni istituzione pubblica, ogni amministrazione e ogni società mista, ogni associazione ecc. ecc., che prende anche un euro dallo Stato o dagli enti locali è tenuto a pubblicare il suo bilancio annuale, dove deve indicare dettagliatamente entrate e uscite, persino il compenso ai dirigenti. Oggi in nome della privacy si coprono tante situazioni.

3 – Punizione dei corrotti.

Oggi sono in molti ad approfittare del denaro pubblico perché sanno, che in un modo o in un altro, tra processi e appelli, se la cavano sempre. Che almeno che questa gente sia licenziata e sia interdetta da tutti i pubblici uffici per 30 anni! Il funzionario corrotto o il dirigente preso con le mani nel sacco, non può candidarsi alle lezioni, ricoprire cariche, fare consulenze ecc., in parole povere può cercare lavoro solo nel settore privato.

4 – Avvicendamento dei funzionari pubblici.

Ogni 5, al massimo 10 anni, i funzionari o coloro che svolgono funzioni di controllo devono cambiare provincia.

5 – Controlli informatici.

La sede centrale deve poter accedere ai computer delle sedi locali per verificare il lavoro, i bilanci ecc., persino conoscere le percentuali di assenteismo del personale. Ad esempio, il Ministero deve poter controllare i conti dei comuni tramite computer.

6 – Diversificare i compiti tra governo e opposizione.

Stiamo parlando in particolare degli enti locali. Non di rado i sindaci o i presidenti delle province si assicurano che anche l’opposizione abbia la sua fetta di torta (e un certo numero di favori), così da comprare questi consiglieri e annullare l’opposizione. Sono moltissimi i consigli comunali in queste condizioni, così nessuno più controlla e gli amministratori possono fare i loro porci comodi.

7 – Assumere solo tramite concorsi.

Sta diventando ormai la prassi quella di assumere senza concorsi, per questo sono state inventate le società miste, le cooperative, i consorzi, le associazioni o altri sistemi. Invece …

– Tutti i posti di lavoro nel settore pubblico, nella scuola devono essere assegnati per concorso

– Tutti i posti di lavoro nei servizi, public utilities, devono essere assegnati per concorso.

– Qualsiasi società prende dei soldi dallo stato, deve adottare criteri meritocratici di assunzione.

– Abolire la chiamata diretta. Anche la RAI deve assumere tramite concorsi.

CONCORSI SENZA TRUCCHI

Un altro ricco filone clientelare sono le raccomandazioni per far vincere i concorsi negli enti pubblici. Anche qui non è vero che i concorsi non possono svolti in modo onesto e imparziale e che gli imbrogli sono inevitabili. Se si seguono certe modalità si può essere certi che a vincere un posto o una determinate carica direttiva sia la persona che più merita e quelle raccomandate.

Dato che non siamo, come tante persone qui in Italia capaci solo di protestare, ma siamo anche in grado di fare delle proposte serie, diamo nelle prossime pagine, per chi volesse leggerle, le indicazioni che si dovrebbero seguire per svolgere concorsi pubblici in modo serio.

Per rendere molto difficile, se non impossibile la vita dei corruttori, innanzitutto il punteggio da attribuire al candidato va diviso in tre parti: titoli posseduti, esami scritti ed esami orali.

Titoli posseduti. Qui c’è poco da imbrogliare in quanto il punteggio da attribuire a ogni titolo è scritto sul bando di concorso e ognuno può controllare. Per questo motivo i dati devono essere resi pubblici. Chi ci tiene alla privacy è libero di non partecipare al concorso. Ci deve essere, perciò, una prima commissione che attribuisce punteggi e poi passa i dati, al direttore del concorso, che ne rende pubblici i risultati e qualsiasi candidato può contestarli, anche anonimamente.

Esami Scritti. Le prove scritte devono essere almeno 3 e anonime, cioè contrassegnate solo da un codice a barre, stampato sui fogli, in modo che chi le esamina non sappia il nome del candidato che l’ha svolta.

In secondo luogo, i nomi dei componenti delle commissioni (una per ogni prova) che esaminano i compiti scritti devono rimanere segreti. Se i nomi dei commissari sono pubblicati su tutti i giornali ognuno cerca di trovare il modo per arrivare ad almeno uno di essi. È auspicabile, anche, che i pacchi dei compiti scritti siano inviati in un’altra città, dove una commissione esterna li valuti mettendoci un voto. Una volta che la commissione ha attribuito il punteggio ad ogni compito, passa le carte al direttore del concorso e si scioglie.

I compiti scritti, dopo la pubblicazione, inoltre, devono poter essere visionati da un legale nominato dal candidato che lo richiede. Ad esempio, ci si può accertare che il compito non sia stato sostituito e che non siano stati considerati errori delle risposte giuste.

Quarto, le prove scritte non devono essere mai composte da prove soggettive (come temi, relazioni ecc.) ma devono essere prove oggettive, come questionari con domande a scelte multiple o domande a risposta aperta. In questo modo la valutazione è più oggettiva e un esaminatore non può in alcun modo giustificare eventuali risposte sbagliate. In altre parole se sorgono contestazioni e si va a prendere il compito e si trova che è pieno di errori, chi l’ha corretto, ne risponde in prima persona.

Quinto, bisogna prevedere un’oculata sorveglianza il giorno degli esami. All’ingresso tutti i candidati devono essere perquisiti e costretti a lasciare fuori dell’aula libri, manoscritti, appunti e soprattutto i cellulari. Per questi ultimi devono essere previsti controlli elettronici per verificare che nessuna telefonata parta dell’edificio dove si svolge il compito. Deve essere predisposta sorveglianza anche nei bagni. Ad esempio, deve essere assolutamente vietato parlare nei bagni (creare una zona silenzio, in modo che chi usa il cellulare sia subito scoperto).

Nelle aule devono essere messe delle telecamere a circuito chiuso controllate da Guardie di Finanza dalla caserma.

Per evitare le solite fughe di notizie, le commissioni devono riunirsi le ore precedenti la prova e scegliere le tracce, poi resteranno sul posto facendo i controllori. In questo modo non c’è alcuna possibilità di portare all’esterno le tracce dei compiti che saranno dati. È chiaro che se si preparano i test una settimana prima, non è difficile che, poi, ci sia una fuga di notizie.

Le prove scritte devono essere almeno tre e ognuna di esse deve essere corretta da una commissione diversa (nei concorsi locali i commissari devono essere di una città lontana almeno 100 km e nominati con sorteggio tra le persone che ne hanno i titoli). Ad ogni compito, come abbiamo detto contrassegnato da un codice a barra, i commissari mettono un voto. Poi passano le carte al direttore del concorso, che ne pubblica i risultati. Tutti coloro che risultano gravemente insufficienti, cioè che non hanno riportato punteggio minimo a quella prova vengono immediatamente esclusi dal concorso.

Esami orali. Innanzitutto alla prova orale non deve essere ammesso più del doppio del numero di candidati dei posti disponibili. Questo perché sia per questioni di economicità, sia perché agli scritti i favoritismi sono molto più difficili che all’orale. Le prove orali sono effettuate da un’ulteriore commissione, i cui nomi dei componenti devono essere tenuti segreti fino alla mattina dell’esame.

La commissione non deve conoscere il punteggio che il candidato ha preso agli iscritti, né quello dei titoli, in modo che non possa determinare il punteggio minimo per vincere il concorso. Nel passato, infatti, spesso le commissioni si facevano il calcolo: “Se attribuiamo un punteggio superiore, ad esempio 96, a questo candidato scavalca certe persone e ciò non deve succedere.”

Ultimati gli orali, la commissione si scioglie e passa i dati al direttore del concorso. Solo adesso si sommano tutti i punteggi e si fa una graduatoria: i primi vincono e gli altri risultati idonei restano in una graduatoria a scorrimento in modo da evitare che ogni anno sia necessario indire nuovi concorsi (molto costosi per l’erario). La graduatoria deve durare 3 – 4 anni. L’idoneità a un concorso dà qualche punto di vantaggio al candidato negli altri concorsi.

Con queste regole un raccomandato per vincere il concorso, oltre avere i titoli giusti, con un punteggio minimo, dovrebbe trovare un amico in ognuna delle 3 commissioni che corregge i compiti scritti, in modo da ottenere un punteggio alto (cosa molto difficile anche perché i nomi di queste persone sono tenuti segreti fino al giorno dell’esame), poi deve trovare un’ulteriore raccomandazione all’orale. Allo scritto non può copiare o farsi passare compiti perché ci sono le telecamere; se ci riesce in tutto questo è un mago.

Oggi purtroppo è la stessa commissione che esamina gli scritti e poi procede al colloquio orale, basta avere un amico e tutto diventa facile.

Ci fermiamo qui, ma non ci si dica che non si può far niente per fermare corruzione e clientelismo, rimanendo inerti come se si trattasse di un male inevitabile.

           La verità un’altra è che questi politici sono corrotti e incapaci. Non sanno fare niente e non vogliono fare niente, perché la democrazia clientelare è l’unico sistema di potere che conoscono.

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