COME FREGARE LA TROIKA…

TROIKACOME FREGARE LA TROIKA

e uscire dall’euro senza andare in default

Tutti hanno seguito negli ultimi tempi il caso della Grecia, con la muta speranza che almeno i nostri cugini mediterranei riuscissero a sottrarsi alla dittatura finanziaria imposta dall’Europa. Abbiamo visto purtroppo che anche Tispras si è dovuto chinare ai diktat e alle condizioni imposte dalla commissione europea, e che di risultati utili ha portato a casa ben poco. L’errore principale del leader greco è stato, comunque, quello di battere i pugni sul tavolo appena al potere e quindi in una situazione di estrema debolezza. Ripetiamo quello che abbiamo scritto in altri articoli: non si può uscire dall’euro da un giorno all’altro. Occorre un periodo di preparazione di almeno un anno. La Grecia oggi, se volesse uscire dall’euro, non ha neanche le rotative per stampare le banconote (la BCE ha imposto a tutti di distruggerle quando è subentrato l’euro). Sarebbe un salto nel buio. Per uscire dalla moneta unica bisogna essere guidati da abili economisti, ma soprattutto fare il gran passo dopo una fase preparatoria lunga e delicata, che può durare anche due anni.
Ma esiste un metodo indolore per uscire dall’euro? Indolore proprio no, però si può farlo senza subire grossi da traumi e senza essere ridotti sul lastrico dall’Europa. Vi spieghiamo come.

Innanzitutto bisogna cercare di guadagnare il consenso dell’opinione pubblica, incluso alcuni partiti dell’opposizione. Non è necessario unanimità dei consensi, ma raggiungere almeno il 65% – 70% perché se poi la gente inizia a scendere in sciopero o scoppiano rivolte, non resta che accettare gli aiuti dell’Europa, che significa dipendenza economica a vita, asservimento finanziario di cui neanche i nostri nipoti si libereranno. Senza destare un sano spirito di nazionalismo il progetto potrebbe fallire. Insomma si deve creare un clima risorgimentale nel paese.

Una volta che si è convinta la maggioranza dell’opinione pubblica della bontà del progetto, bisogna comprare le rotative e cominciare a stampare denaro dichiarando che si intende adottare un regime di doppia circolazione della moneta. Restando all’esempio della Grecia, la Banca centrale ellenica, depositerebbe ad esempio 10 miliardi di euro come garanzia per le emissioni della nuova moneta, nel nostro esempio la dracme. In effetti, farebbe presente che si mette in circolazione questa nuova banconota ma il suo valore è garantito dalla Banca centrale, cioè chiunque si presenta allo sportello con 1.000 dracme potrà cambiarle immediatamente in € 1.000. Il vantaggio è tutto dell’effetto moltiplicatore della moneta. È risaputo che se tutti i clienti di una banca nello stesso giorno si presentassero agli sportelli per avere indietro i loro risparmi, la banca fallirebbe. Nel nostro caso quindi, si depositerebbero 10 miliardi di euro, ma se ne stamperebbero 50 (in varie tappe), contando sul fatto che non tutte le persone si presenteranno insieme allo sportello per cambiare le banconote. In questo modo il governo avrebbe a disposizione 50 miliardi (utilizzando solo 10 miliardi) per rilanciare l’economia, dare aiuti alle imprese, alle famiglie, a coloro che sono stati ridotti in miseria dalla crisi ecc.. Denaro che farà ripartire l’economia e si avrà sicuramente un aumento significativo del PIL.

Chiaramente la nuova banconota, non sarebbe accettata facilmente, in quanto la gente sarebbe diffidente. Si potrebbe perciò, incominciare a dare degli aumenti di 100 dracme ai pensionati, a dare finanziamenti alle imprese in difficoltà, un salario minimo disoccupati ecc., cioè la si userebbe per finanziare lo Stato sociale. Chiaramente la nuova moneta può essere usata solo in patria e per prodotti nazionali, quindi non può essere usata dai turisti, né per comprare costosi beni di importazione. Il governo dovrebbe favorire la creazione di mercati alimentari solo in dracme dove i contadini greci o i pescatori potrebbero vendere senza tanti problemi (ad es. senza licenza). In effetti sull’esempio di altri paesi, tra cui Cuba, si creerebbe una doppia circolazione di moneta. I negozi accetterebbero sia euro che dracme. Sicuramente non lo faranno tutti, ma quelli che si rivolgono ai ceti sociali più bassi a poco alla volta lo faranno, soprattutto se si tranquillizza tutti che basta andare in banca per cambiarli nella valuta pregiata. Chiaramente conterà molto lo spirito nazionalista, se le persone vedranno le dracme come la moneta nazionale mentre l’euro quella dell’Europa, che li sta dissanguando, saranno ben disponibili. Insomma in un paio di anni bisogna ottenere che la nuova moneta sia accettata quasi da tutti.

Una volta che si è raggiunto questo risultato, si sostituirebbe, nel giro di qualche anno, l’euro con la dracme nel mercato interno pagando con essa persino stipendi e salari. L’euro resterebbe soltanto per i turisti, per andare all’estero e per comprare costosi beni di importazione.

A questo punto si può scegliere: 1) Si può andare a negoziare con l’Europa e puntare i piedi per terra: o ci riducete il debito e allentate l’austerità in modo da ritornare alla crescita e al benessere, oppure usciamo dall’euro. Se la troika non accetta, si può uscire dall’euro, in quanto si ha già una nuova moneta in circolazione; basterà qualche accordo internazionale ad es. con la Cina, la Russia o altri paesi, per chiedere loro di sostenere la dracme una volta immessa sui mercati internazionali. Per qualche anno i greci consumeranno quasi tutti prodotti nazionali, comunque non sarebbe una catastrofe in quanto le valute pregiate per comprare i carburanti affluirebbero attraverso il turismo (perciò è meglio fare l’operazione in estate) e le esportazioni.

2) Si lascia tutto come è, usando la dracme all’interno del paese e l’euro per l’estero, i negozi comunque accetterebbero entrambe le monete. Come dire restare per sempre nell’euro senza l’euro.

E il debito pubblico? Sicuramente la ripresa economica aiuterà ad alleviarlo, però se arriva a livelli stratosferici, non è problema: lo si rifiuta e si va in default, tanto c’è la nuova banconota che si stampa in casa e già circola (e a prenderlo nel sedere sarebbe la troika). Una soluzione più soft è quella di trasformarlo in un ”mutuo a tasso fisso”, cioè si restituisce a rate in 40 anni, calcolando degli interessi fissi del 2% annuali. A dettare le condizioni sarà il governo greco, non la troika.

L’idea chiaramente andrebbe studiata bene, il progetto programmato con cura e la sua realizzazione andrebbe affidata a bravi economisti. A questi bisognerebbe affiancare un valente ministro degli esteri che volerebbe in giro per il mondo per raccogliere consensi e appoggi. Senza aiuti internazionali non si esce dall’euro, per fortuna non c’è solo l’Europa e la Germania.

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